Exchange Student Abroad Exchange Year Quarto Anno All'estero STS Blog
“Quest’esperienza ti fa crescere”, “Quest’esperienza mi ha fatto maturare un sacco”, “L’anno
all’estero ti cambia”. Quante volte avete letto o sentito frasi del genere? Non so voi, ma io
prima di partire le ho sentite davvero spesso. E ogni volta che mi capitava mi chiedevo
sempre la stessa cosa: Va bene, durante il mio anno crescerò e tutto, ma cosa significa? In che
modo cambierò? E mi ricordo che quando lo domandavo mi veniva data sempre la stessa
risposta, che mi lasciava ancora più confusa di prima: “Significa che tornerai con la mente
molto più aperta”. Allora, vi siete mai soffermati su questo modo di dire? Avere la “mente
aperta”. In modo figurato effettivamente ha senso, ma provate a immaginarlo in modo
letterale. Creepy.
Ma tornando a noi, cosa significa che l’anno all’estero “ti cambia”?
Dall’alto della mia esperienza di ben sette mesi, cercherò di spiegarlo nel modo più semplice
possibile.
Ho notato i primi cambiamenti significativi a metà novembre. Una sera una delle mie sorelle
mi propose di andare in sauna, e io accettai all’istante. Dopo qualche minuto che eravamo lì a
scioglierci lentamente, la mia host sister disse che sarebbe andata in piscina a tuffarsi. Io
pensai che fosse completamente fuori di testa. Fuori c’erano qualcosa come -5 gradi
centigradi, era nevicato da poco, sulla superficie della piscina galleggiava una gigantesca
lastra di ghiaccio, e, come se non bastasse, eravamo solo in costume. Non sarebbe stato
umanamente possibile fare il bagno in quelle condizioni, o sbaglio?
Beh, mi sbagliavo.
Accettai di seguirla fuori dalla sauna senza però tuffarmi in piscina. Appena uscite, ebbi la
sensazione che centinaia di spilli appuntiti mi pizzicassero la pelle. Mia sorella iniziò a
correre verso la piscina e si tuffò, e per poco non colpì la lastra di ghiaccio che galleggiava
silenziosa accanto a lei. Non so cosa mi prese, ma dopo qualche secondo iniziai a correre
anch’io e, arrivata sul trampolino, mi tuffai senza alcuna esitazione. Quando riemersi, non
riuscivo a credere di averlo fatto, quasi non mi riconoscevo, fare una cosa del genere non era
da me, o meglio, non era dalla “vecchia” me. Era stata una cosa troppo impulsiva, troppo
coraggiosa. L’ “Amanda italiana” non l’avrebbe mai fatto.
Questo è solo un primo esempio, ma ho notato anche altri cambiamenti. Qualche mese fa,
infatti, mi sono resa conto che rispetto a quando ero in Italia giudico in modo molto differente
le cose che vedo o mi capitano. Mi spiego meglio, ora guardo il mondo da una prospettiva
diversa, e mi limito a osservare ciò che mi circonda senza criticare, ma anzi cercando di
capire i motivi di certi comportamenti, situazioni e usanze che non sono “normali” in Italia.
Inoltre, in questi mesi ho acquisito un grandissimo senso di indipendenza. Onestamente prima
di arrivare qui non mi rendevo conto di quanto fossi dipendente dai miei genitori. In America,
però, sono venuta a contatto con una realtà completamente diversa, una realtà in cui i ragazzi
della mia età lavorano, guidano la macchina e spendono i propri soldi, non quelli dei genitori.
Stando qui, ho dovuto affrontare molte situazioni da sola senza l’aiuto di nessuno, e ciò mi ha
fatto crescere tantissimo.
In conclusione, per ora mi sono accorta che rispetto a quand’ero in Italia mi metto di più alla
prova, colgo l’attimo, sono molto più indipendente e sicura di me stessa e, last but not least,
ho imparato ad apprezzare le piccole cose.Sette mesi però sono troppo pochi per rendersi conto di tutti i cambiamenti, e sono sicura che
quando tornerò a casa ne noterò altri. Per il momento è tutto, ora vado che la mia sorellina di
sei anni mi sta chiamando a gran voce.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here