Ciao futuro exchange student,
io sono Amanda, e attualmente abito in Minnesota, in una piccola città che si chiama Cokato
(lo so, è un nome parecchio strano, non hai idea di quante volte me l’abbiano fatto notare).
Devi sapere che Cokato è una cittadina molto americana, di quelle in cui ci sono chiese ad
ogni angolo e le case hanno la bandiera a stelle e strisce fuori dalla porta. Fortunatamente è
proprio ciò che cercavo, dato che la vera America è proprio questa, mentre le grandi cittá
rappresentano solamente una piccola parte di ciò che sono davvero gli Stati Uniti. Ho
comunque avuto modo di stare tre giorni a New York e quattro a Chicago, quindi sono
riuscita a farmi un’idea di come siano anche queste famose "grandi cittá".
Da dove cominciare? La mia vita qui è molto diversa dalla mia vita in Italia. Qui a Cokato
abito in una casa abbastanza grande e sul retro c’è un bel giardino dove si trovano un grande
tappeto elastico, una sauna e anche una piccola piscina. Naturalmente avere una sauna in casa
non è la normalità qui in America, quindi se hai intenzione di fare l’anno all’estero solo per
quella, beh, non mi sembra una gran bella idea, fallo piuttosto per il tappeto elastico!
Ma cambiando argomento, nella mia famiglia ospitante ho nove host-siblings. Già, hai letto
bene. Nove. La mia famiglia completa è composta da madre, padre, tre fratellini e ben sei
sorelle. Devo dire che non mi è stato per niente difficile ambientarmi nella nuova host family
e, soprattutto i primi mesi, passavamo molto tempo insieme facendo attivitá sia fuori che
dentro casa. Mi ricordo che la prima cosa che abbiamo fatto (qualcosa come un’ora dopo
essere scesa dall’aereo) è stata andare al Cokato Corn Carnival (un festival del mais dove si
facevano cose molto americane come eleggere una “reginetta” e distribuire gratis pannocchie
di mais grigliate e cosparse di burro). Ah, che bei ricordi.
A proposito di mais, un argomento che preoccupava non tanto me, quanto le persone a cui
dicevo che avrei fatto quest’esperienza, era il cibo (entrambe le mie nonne in particolare
erano alquanto turbate). Fortunatamente è molto meno “junk food” di quanto mi aspettassi.
Voglio dire, di dolci, snacks e patatine varie ce ne sono e tanti, ma io riesco a trattenermi
benissimo dall’esagerare. Devo dire che però questo dipende molto anche da te stesso e dalla
famiglia in cui capiterai, per esempio so di exchange students capitati in famiglie che
andavano al fast food praticamente ogni giorno. Sempre riguardo al cibo, comunque, mi
ricordo che un giorno mi sono azzardata a preparare il pesto (devi sapere che io sono un
disastro a cucinare), e stranamente alla fine mi è riuscito abbastanza bene. Alla mia mamma
ospitante era piaciuto davvero molto, infatti quando l’ha assaggiato mi ha detto “Potrei vivere
di questo” e per qualche giorno ha parlato a tutti i suoi conoscenti del pesto e di quanto io
l’avessi fatto bene, suscitando commenti del tipo “Anch’io vorrei avere in casa un’italiana
che mi prepara da mangiare”. Che dire, le soddisfazioni che ti porta l’exchange year sono
infinite.
A livello culturale, come puoi ben immaginare, ci sono parecchie differenze tra l’Italia e
l’America. Una cosa interessante che ho potuto notare fin dai primi giorni è l’estrema
importanza che gli americani danno allo sport, proprio per questo motivo consiglio l’America
soprattutto a chi ne è molto appassionato. Per fare degli esempi, per entrare nei team sportivi
della scuola si devono fare i tryouts, ovvero delle selezioni (anche se alla fine accettano
sempre tutti). Gli allenamenti, poi, sono integrati da vere e proprie preparazioni atletiche con
pesi e FATICOSISSIMI esercizi. E sì, sto parlando per esperienza personale. Lo sport è
anche uno dei principali argomenti di conversazione.Un’altra cosa che mi aveva lasciato abbastanza stupita quando sono arrivata in America è che
mentre in Italia “we hang out” con i nostri amici in pizzeria, al cinema, nei locali e in molti
altri posti, qui in America invece non ci sono molti luoghi che si possano frequentare con gli
amici: ovviamente parlo sempre per esperienza personale, però dove mi trovo io i ragazzi
della mia età vanno nei fast food, raramente al cinema, ogni tanto nei centri commerciali e si
incontrano molto spesso alle partite della scuola o casa degli amici, punto. Una cosa
importante da tenere a mente prima di decidere di fare l’anno all’estero è quindi che NON SI
FA SOLO PER IL DIVERTIMENTO. Senza dubbio qui ho vissuto tantissimi momenti
meravigliosi che se fossi rimasta in Italia non avrei mai vissuto (dei quali magari scriverò in
futuro), ma non posso negare che prima di arrivare qui mi aspettavo “di meglio”, ed è stato
così anche per la maggior parte degli exchange students europei che ho conosciuto in questi
mesi. Qui molti dei miei amici lavorano (come del resto quasi tutti gli adolescenti americani),
e per questo motivo durante la settimana sono molto impegnati. Inoltre, a meno che non siano
ricchi, stanno molto attenti alle spese, quindi davvero, non venire a fare l’anno in America
pensando solo al divertimento (che comunque c’è).
Ciò che mi ha spinto maggiormente a intraprendere l’anno all’estero non è stata tanto la paura
della prospettiva di frequentare il quarto anno di superiori in Italia (capiscimi, vado al
classico), ma piuttosto l’interesse per le culture straniere, la voglia di mettermi in gioco e la
curiosità, e soprattutto il mio bisogno, più che voglia, di viaggiare. Questo ultimo concetto è
espresso benissimo in una frase del libro “La strada” di Kerouac: “Perchè non c’era posto
dove potesse stare senza stancarsene, e perché non aveva un luogo dove andare ma andava
in tutti i luoghi, continuando a vagare sotto le stelle.
Finisco qui, anche se di cose da dire ce ne sarebbero altre mille: le difficoltà incontrate, i
momenti indimenticabili, e il cambiamento che ti porta un’esperienza del genere sono solo
alcune di queste. Forse, chissà, in futuro scriverò qualcos’altro.
A presto,
Amanda

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